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mercoledì 18 luglio 2012

I titoli dei libri mai scritti.....gratis per voi!

Signori cari, 


visto che nella mia più che trentennale vita ho avuto voglia parecchie volte di scrivere un libro ma non l'ho mai  fatto, ho pensato che non posso più tenere chiusi in un cassetto i FANTASTICI titoli che avevo già pensato per questi best-seller, sarebbe davvero egoista (oltre che uno spreco!)....E allora oggi, presa da un raptus di generosità acuta, ho deciso di regalare al MONDO, in modo assolutamente gratuito, tali titoli!

Siete già elettrizzati all'idea??? E allora tenetevi forte perchè adesso si parte!

PS:come ho appena scritto, IO, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, decido, senza costrizione alcuna, di regalare ai contemporanei e/o ai posteri i miei preziosi titoli, MA, e dico MA, mi piacerebbe che se qualcuno decidesse di usarli mi dedicasse almeno due righe di ringraziamento ad inizio libro...poi, vabeh, fate voi secondo coscienza...






TITOLO N°1/ FUMARE E' TROPPO DA SFIGATI


dunque...questo titolo è nato anni fa quando avevo smesso di fumare per circa due settimane...quando era passato un giorno (o forse 2) dalla decisione e la mia motivazione era ancora elevatissima, avevo pensato di scrivere questo libro dedicato a tutti i ragazzi in età a rischio (target: 15-20enni).
Mi piaceva l'idea di usare il loro linguaggio e di trovare una modalità che non li spaventasse ma che facesse loro capire che se fumavano erano dei poveri sfigati.
Questo nasceva dal fatto che è risaputo che i ragazzi giovani vedono i problemi legati al fumo (malattie gravi, tumori, pelle che invecchia, ecc.ecc.) come qualcosa di lontano anni luce da loro perchè sono in una fase della vita in cui si sentono indistruttibili.
Ma a cosa sono particolarmente sensibili in quel momento? al giudizio dei pari! Quindi se fossi riuscita a fargli capire che fumando sarebbero stati emarginati dai loro compagni "cool", il gioco era fatto.
NB: ovviamente il libro faceva parte anche di un programma educational da concordare con le scuole medie e superiori.
NB2: il progetto è miseramente fallito quando, a distanza di due settimane, ho ricominciato a fumare più di prima :-((




TITOLO N°2/ I GRANDI SPIEGATI AI PICCOLI


Qui probabilmente mia figlia era nata da poco e io volevo instillare nelle piccole e giovani menti come la sua dei valori ENORMI che l'avrebbero guidata per tutta la vita facendola diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America o qualcosa del genere.
Il libro avrebbe dovuto essere diviso in capitoli---> un capitolo=un personaggio famoso e un valore
Esempio: capitolo 1: madre teresa di calcutta=la carità e via lo spiegone sulla vita e le opere di madre teresa...
Altri personaggi a cui avevo pensato erano martin luther king e/o giovanni falcone per il coraggio, steve jobs per il genio creativo, gandhi per la lotta non violenta, qualche grande medico e poi magari esempi di piccoli eroi della porta accanto...il ragazzo che aiuta la vicina anziana con la spesa o l'uomo che si tuffa per salvare bimbi non suoi....
NB: il linguaggio deve essere semplice, le vite dei grandi vanno raccontate sotto forma di romanzo di modo che la lettura sia "lieve" anche per i più piccoli che altrimenti -  invece che esaltarsi e farsi ispirare da queste storie - potrebbero annoiarsi in zero secondi :-))) 




TITOLO N° 3/ IL NICHILISMO DELLA CASALINGA
Questo libro, di impronta più filosofica e astratta dei precedenti, nasce da una giornata trascorsa a casa dal lavoro (forse perchè influenzata? boh, qualcosa del genere...).
In quella fatidica giornata le mie occupazioni erano state:

  • preparare la colazione
  • sparecchiare
  • riempire la lavastoviglie
  • farla partire
  • fare nel frattempo una lavatrice
  • svuotare la lavastoviglie
  • stendere i panni ormai lavati
  • apparecchiare 
  • cucinare
E via di nuovo

  • sparecchiare
  • riempire la lavastoviglie
  • farla partire
  • fare nel frattempo una lavatrice
  • svuotare la lavastaviglie
  • stendere i panni ormai lavati
  • apparecchiare 
  • cucinare
Arrivata a sera, la depressione si era ormai impossessata di me ed io ero giunta alla semplice conclusione che il lavoro della casalinga è assolutamente inutile e profondamente vizioso perchè pulisci per poi risporcare, apparecchi per poi sparecchiare (e per poi ri-apparecchiare), stiri per poi stropicciare (e ri-stirare) e così via all'infinito....ditemi voi se avreste trovato un titolo migliore di così a questo concetto!!!!

Ecco, concludo qui la rassegna de "I miei migliori titoli" (ehi! ma questo è un altro titolo!!!va beh...) nella speranza che qualche scrittore navigato o alle prime armi ne approfitti senza indugi.

Con affetto
EA 









venerdì 13 luglio 2012

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI - Vanessa Diffenbaugh


Il linguaggio segreto dei fiori
Vanessa Diffenbaugh
Garzanti (2011)





INTRO:
Il libro che proponiamo è stato un vero e proprio caso editoriale, con milioni di copie vendute in tutto il mondo. E in effetti è un libro che attrae, fin dalla copertina che prevede 5 varianti con altrettante immagini di fiori diversi: tulipano, margherita, gerbera, buganvillea e rosa. Vediamo cosa questa bellissima copertina racchiude…
In pillole:  
Victoria è una ragazza di diciotto anni che ha trascorso l’infanzia da orfana tra famiglie in affido e case d’accoglienza. Vive un’esistenza solitaria, isolata dal mondo che non capisce e dal quale si è sentita rifiutata fin dalla nascita. Odia il contatto fisico e la sua unica compagnia sono i suoi amati fiori. Il loro linguaggio è l’unico che Victoria comprende e parla, sicura che questo la renda immune dai dolori che provengono dall’esterno e di cui ha fatto esperienza per anni. Il linguaggio segreto dei fiori cela però una storia di amore e calore familiare che Grant, ricomparso nella vita della ragazza dopo una dolorosa vicenda del passato, riuscirà a riportare a galla…

Temi:
Il linguaggio segreto dei fiori narra la storia di una ragazza che ha vissuto la sua intera giovane esistenza sola, senza l’amore dei genitori e il calore che solo una casa sa dare. Il suo cuore pare indurito e insensibile alle sollecitazioni esterne, anche quando scopre che al mondo esistono persone a cui lei piace e che sanno essere gentile con lei e amarla. La storia della protagonista è dunque un percorso di accettazione, di se stessi e di una realtà che non è sempre dura con noi, ma ci regala anche amici e affetti. La scrittrice Vanessa Diffenbaugh è riuscita a raccontare la storia di Victoria grazie alla sua esperienza di madre adottiva che l’ha resa capace di illustrarci il punto di vista di chi non ha mai concepito l’amore e la famiglia come qualcosa di scontato, ma come un traguardo difficile da raggiungere.

Leggilo se:
·         Sei una donna
·         Ti piacciono i romanzi che privilegiano i sentimenti
·     Ami le storie con implicazioni sociali (in questo caso la difficile integrazione degli orfani nella nostra realtà sociale) ma che non siano troppo impegnativi
·     Ami i fiori e credi nel loro potere benefico o nella loro semplice capacità di rallegrare le nostre vite

Non leggerlo se:
·         se sei un uomo: ti annoieresti, è inevitabile
·         sei in un periodo di letture allegre e spensierate






Veniamo a noi:
Vanessa Diffenbaugh è madre adottiva e la sua è stata per anni una famiglia tra quelle che accettano ragazzi in affidamento. La storia di Victoria è dunque il risultato di un’esperienza vissuta sulla propria pelle, nel ruolo di osservatrice davanti a storie di ragazzi e bambini molto diverse tra loro ma tutte accomunate da una costante: la mancanza di una famiglia e la percezione di questi ragazzi di non essere degni d’amore perché rifiutati dai loro genitori e, per estensione dalla società. La storia di Victoria è ovviamente un caso estremo: la ragazza si è chiusa in un mondo in cui solo Elizabeth – un personaggio che si rivelerà molto importante per la protagonista, una donna senza figli in cerca di quella dimensione che sa essere sua, quella di madre e che trova in Victoria la risposta – è riuscita a penetrare attraverso un linguaggio speciale e unico, quello dei fiori. Tale linguaggio affascina Victoria perché lo sente vicino alla sua condizione di outsider (il linguaggio dei fiori nasce nell’epoca vittoriana ed è una retaggio appartenente a un mondo e a un modo di interagire con gli altri che non esiste più) al punto da adottarlo e farlo suo. In realtà quel linguaggio è come la coperta di Linus, è in grado di dare alla ragazza la forza di andare avanti, ma è anche uno scudo con cui aumentare il proprio isolamento dal mondo, già stabilito attraverso il suo rifiuto per ogni contatto fisico, con la convinzione che quest’ultimo non porti altro che dolore. Solo l’incontro con Grant e tutto quello che deriverà daranno inizio a un percorso difficile che vedrà Victoria accettarsi, sciogliere quella scorza dura che ha attorno al cuore e accettare il mondo e di conseguenza l’amore e la vita. Una storia che racchiude molte storie, non fittizie ma vere, reali, che accadono ogni giorno intorno a noi:
storie di figli senza genitori e di genitori senza figli, ma anche di famiglie nuove che nascono non per mezzo di legami di sangue ma attraverso sentimenti sinceri e profondi. Che sono poi tutto ciò che conta.

La Frase che mi piace:
Non mi fido, come la lavanda, Mi difendo, come il rododendro Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura. E quando ho paura, lascio… 

Recensito da: Strawberry per The Social Reading


...Ed ecco lo spunto psicologico di Luca Mazzucchelli, il nostro psicologo multimediale!




E’ sempre più diffusa anche negli ambienti psicologici la parola “orto-terapia”, che rimanda all’utilità che riscontra in alcune persone il dedicare del tempo ad hobby che possano permettere di riposare, riflettere e rilassarci.

Da questo punto di vista prendersi cura dei giardini, orti e fiori stimola il senso di responsabilità e anche favorisce alcune abilità proprie di una prima fase della socializzazione. Non solo: ansia e stress vengono spesso in questo modo limitate, con riscontri positivi sul tono dell'umore della persona.

Come anche capita nella più famosa e utilizzata “pet therapy” la persona instaura una dinamica per cui, prendendosi cura dell’altro, allo stesso tempo si prende cura di se stessa.

A mio avviso, con i fiori, ci si fa carico di una relazione in un ambiente per certi versi protetto: non possiamo essere giudicati e, ad essere esercitata, è primariamente la propria capacità di accudire l’altro.

Quale il rischio?
La decisione di “prendersi cura di una persona” è il primo livello per l’instaurarsi di una relazione più matura e completa, che però per definirsi tale necessita di un ulteriore ingrediente, spesso vissuto con molta sofferenza da chi fatica a fidarsi all'interno della relazione: accettare di farsi accudire da un’altra persona.


E’ questo un passaggio – per alcuni forse scontato – che rivedo spesso nella mia attività clinica come delicato e carente.
Accettare di farsi accudire è più rischioso dell’accudire perché vuol dire mettersi in gioco in maniera più completa, aprirsi a 360 gradi e mostrarsi nelle proprie fragilità e debolezze.


giovedì 5 luglio 2012

DA QUESTO LIBRO PRESTO UN FILM - SIMONA TOMA – MONDADORI


DA QUESTO LIBRO PRESTO UN FILM
(SIMONA TOMA– 2011)
MONDADORI




Questo libro in questi giorni compie un anno. E per l’occasione l’ho rispolverato per presentarvelo. Prima però vi devo confidare un segreto: la scrittrice, Simona Toma, prima ancora di essere l’autrice di questo romanzo, è una mia amica. Ma non è per questo che vi dirò che la sua opera prima non sembra affatto un esordio, che si tratta di una storia d’amore e giovinezza che si lascia leggere in un soffio, che i personaggi vi mancheranno una volta chiuso il libro e che queste pagine tutte rosa vi strapperanno un sacco di risate e di sospiri nostalgici….
Ma veniamo al dunque…
In pillole:  
Toni, Matilde e Clementina sono inseparabili come solo al liceo le amiche sanno esserlo. Ciascuna con la propria tipicità, così diversa dalle altre, formano un trio male assortito ma assai affiatato e buffo. Attorno a loro poi gravita un mondo di personaggi in cui ciascuno di noi potrà ritrovare qualche vecchia conoscenza dell’ingrata adolescenza. Ovviamente, come nella migliore tradizione delle storie al femminile, c’è di mezzo un ragazzo: ovviamente è bello, ovviamente è fascinoso, ovviamente fa un lavoro figo, l’aiuto regia. E così le tre diciottenni si ritroveranno catapultate nel cinema milanese, poco patinato e alquanto assurdo, abitato da personaggi grotteschi ed esilaranti, non troppo diversi da quelli che lo popolano in realtà. Se la missione sentimentale avrà successo dovrete scoprirlo da voi….

Temi:
L’amicizia incondizionata, il colpo di fulmine che ti toglie la ragione e ti rende una mina vagante, l’energia e la spregiudicatezza dell’essere pronte a tutto e quella certa sana ingenuità che rende – per usare le parole dell’autrice – “integraliste dell’amore”. E ancora, i sogni ad occhi aperti e l’amarezza delle prime delusioni e, di sfondo, un mondo – quello del Cinema – che può sembrare inarrivabile e dorato, ma che si dimostra poi duro come la realtà e pieno di falsi luccichii e di contraddizioni come la vita.

Leggilo se:
-         hai voglia di celebrare la memoria del tuo ultimo anno di liceo e tutte le follie fatte per amore
-         se ti piacciono le storie di amicizia al femminile e i suoi pasticci
-         se pensi che il rosa shocking  si intoni bene con la carta da parati del tuo salotto
-         se vuoi un libro da leggere tutto d’un fiato, ridendo e sorridendo, da regalare poi alla tua migliore amica con una dedica piena di sentimento
-         se ti piace l’umorismo intelligente e apprezzi la scrittura arguta di chi ha talento ma non si prende troppo sul serio

Non leggerlo se: 
- se pensi – citando l’autrice – che “l’amore quest’anno non si porta. E’ out, come il marrone”.
- sei un aiuto regista figo e un po’ stronzetto e non hai il senso dell’umorismo.


La Frase che mi piace
“Per Clementina l’amore trionfa. Per Matilde l’amore è un calcio in bocca con gli anfibi… Io nel mio piccolo mi sento di proporre una soluzione di compromesso, cercando di riconquistare un ruolo nelle vite delle mie quasi ex amiche. L’amore non vince, non perde. L’amore pareggia”.
Imperdibile poi la pagina dei ringraziamenti e la biografia – auto redatta – dell’autrice

Leggi anche l'intervista all'autrice!!!!



 ·         Cara Toma, il tuo status di Facebook, alla voce "lavora presso" dice Fine dicitrice di sublimi minchiate presso le vostre menti. Dicci come è iniziata questa carriera spericolata.

Io rivendico con orgoglio la mia verve cazzara.
Posso iniziare così questa intervista?
Scrivere è sempre stata la più diretta e immediata emanazione dei miei neuroni ubriachi e folli, è sempre stato il mondo in cui loro si spalmavano su un foglio, schermo, status di Fb, tweet e via dicendo.
Sembro troppo fanatica se ti dico che scrivere è come respirare e che respirare è come dire minchiate per me? Non lo so, fare la pagliaccia è una specie di talento naturale.
E un pazzo ha deciso che tutto questo dovesse diventare un libro.
Io dico un pazzo ma, in realtà, si tratta di rinomatissimo e augusto editor/autore bestelleraro di Mondadori, Francesco Gungui, che un giorno di tre anni fa (quando tutto questo è cominciato, giugno 2009) gli ha detto sfiga e si è imbattuto nelle mie sudate carte: i primi cinque capitoli di quello che sarebbe poi diventato “Da questo libro presto un film”. Quindi, io sono un esempio, romantico, da favola, di una cui si è avverato un sogno: mi sono trovata al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta e con la cosa giusta.
Tutta una roba molto giusta, insomma!

  • ·         Un aspetto del libro che mi sta particolarmente a cuore è la descrizione dei personaggi della troupe cinematografica. Mi sta a cuore perché mi posso vantare di aver ispirato un personaggio raccontato in modo particolarmente bonario... Qualcuno si è lamentato riconoscendosi?


Io amo questa domanda, ho bisogno di dirtelo!
Qualcuno più che lamentarsi, ha fatto finta di niente, ha cercato di non darmi soddisfazioni, salvo poi dire che il libro era una cagata pazzesca e che io mi ero montata la testa.
Figurati, io manco ce l’ho una testa da montare e se ce l’ho sta persa tra le nuvole!
Trattasi di classico caso di rodimento, da manuale direi.
In realtà, un giorno ho sgamato due miei ex fidanzati, da bassissima classifica e in lotta per non retrocedere, riparati in un angolo, nascosti e poco illuminati (gli ex sono sempre poco illuminati) che si dicevano reciprocamente “Qua sono io”, “Eh no qua sono io”, “Eh ma il bidone in questa maniera gliel’ho dato io”, “Sì ma quello fidanzato ero io”…  Ok abbiamo capito chi è stato quello più stronzo.
Questo libro per me è stato la mia personale campagna contro l’inquinamento sentimentale.
E ho vinto, sai perché?
Perché incontrare uomini sbagliati può essere molto utile se poi incontri l’editor giusto che ti fa scrivere un libro.
In ogni caso, ribadisco non si tratta di un libro autobiografico, davvero, è solo un libro scritto da me!

  ·         Dacci un'immagine che racconti come lavora una scrittrice nella Milano di oggi.

Io mi sono innamorata perdutamente di Milano.
La nostra storia è molto difficile ma piena di cose, di emozioni, di belle parole ma anche di cose pessime.
Qui è cominciata la mia seconda vita, la più “mia” che abbia avuto fino a questo momento.
E mi piace scrivere di Milano, al punto, che ci sto ambientando anche il mio secondo libro.
Milano, secondo me, è molto raccontabile perché è una storia continua, tutto quello che succede quando esci da casa è degno di essere raccontato.
È così piena di umanità e disumanità che non si finirebbe mai di dire!
Io quando ho scritto il libro, dovendolo ambientare a Milano e conoscendola ancora poco (due anni fa), me ne andavo in giro con il naso all’aria cercando di catturare ogni minimo dettaglio e respiro. E così facendo mi sono imbattuta, per esempio, nel meraviglioso Orto Botanico di Lambrate dove ho ambientato una bella scena romantica tra i miei protagonisti.
Ma devo dire anche che i miei amici milanesi  (e tu ne sai qualcosa) mi hanno molto aiutato, soprattutto nel correggere i miei errori apocalittici e i miei riferimenti geografici e toponomastici sbagliatissimi.

 ·         La frase con cui vorresti essere ricordata.
In genere, una frase di Andrea Pazienza: “Amatemi”!
Se devo usare una frase del mio libro, ti direi: “L’amore pareggia” perché è profondamente vero.
  • ·         L'aneddoto con cui non vorresti mai essere citata.

Nessuno, oramai non provo più vergogna di niente!
  • ·         Dove sono oggi Toni, Tilde e Clementina?

Stanno capendo, insieme a me, cosa fare da grandi.

  •  Stai scrivendo un nuovo libro????

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Sì, devo citare uno dei miei film preferiti “Harry, ti presento Sally” quando Harry, la notte di Capodanno dice a Sally: “Quando scopri che vuoi passare il resto della tua vita con qualcuno, speri che il resto della tua vita cominci il prima possibile”.
Ecco, io lo posso dire rispetto alla scrittura e al mestiere dell’autore: “quando scopri cosa vuoi fare per il resto della tua vita, speri che il resto della tua vita cominci il prima possibile”.
E, forse, il resto della mia vita è già cominciato!

Recensione ed intervista a cura di VM



giovedì 21 giugno 2012

LIKE THE MOON | Stella Robi | Siska Editore


LIKE THE MOON – La faccia nascosta della luna

(Stella Robi - 2011)

Siska Editore



INTRO:
Una piccola casa editrice digitale il cui motto è “the other side of th’e book” ed eccomi alle prese con la mia prima lettura di e book. Vi confesso che l’esperienza non è male come – da amante delle pagine polverose, ingiallite, odorose dei libri – con un certo preconcetto temevo…. Invece l’edizione è curata, le pagine sono integrate con belle foto e link a musiche che potenziano le atmosfere del libro di Stella Robi.

In pillole:  
Una giovane donna viene uccisa per aver visto qualcosa che non doveva vedere. La polizia indaga, ma soprattutto la sua migliore amica, inconsapevolmente coinvolta, finisce vittima di un’aggressione e viene salvata da un misterioso uomo che entra di prepotenza nella sua vita. Il mistero si infittisce mentre la donna si innamora del suo salvatore, che nasconde non pochi segreti.
Temi:
E’ un thriller in piena regola, con l’intreccio tipico delle spy stories e le atmosfere della cinematografia americana di genere.  Pur con qualche ingenuità, sicuramente giustificabile in un romanzo d’esordio, che talvolta rende lo sviluppo della storia a tratti un po’ farraginosa e  prevedibile, il libro è avvincente e si fa leggere tutto d’un fiato.




Leggilo se:
  • Ti piace stare col fiato sospeso, pagina dopo pagina
  • Sei fan delle atmosfere classiche del thriller americano
  • Ti piace giocare al piccolo Sherlock Holmes e scovare l’assassino prima che ti venga svelata la soluzione

Non leggerlo se:  
-         sei un purista del genere e pensi che sia difficilissimo scrivere una spy story a prova di bomba, senza mutuare troppo da film e libri. Perché la pecca del romanzo della Robi sta proprio, forse, in un’eccessiva (seppure magari involontaria) presenza di citazioni.
-         Non ti piace che autori italiani ambientino le loro storie negli Stati Uniti, finendo poi per descrivere un mondo privo di dettagli significativi e di atmosfere autentiche che possano arricchire il mero svolgersi degli eventi.

PS: se vuoi acquistare l'e-book di Stella Robi a 4,99 euro clicca qui! 

Dice l'autrice di sè: "Fin da bambina mi divertivo a inventare storie e spesso anche a raccontarle. Poi ho scoperto la bellezza della lettura e ho assaporato l’emozione di vivere, come in un viaggio, attraverso le pagine dei libri. Così, è stato quasi naturale ritrovarsi un giorno con una penna in mano e cominciare a scrivere. Qualche tempo fa, guardando tra i miei sogni nel cassetto, mi sono detta: perché non tentare? Da qui l'inaugurazione del mio blog, Verso il Nadir, e la nascita di Stella Robi: il mio alter ego, la mia prospettiva seducente." 


Recensito da: VM

mercoledì 13 giugno 2012

Le ragazze di Ventas | Dulce Chacon | Edizioni Neri Pozza


Le ragazze di Ventas
(Dulce Chacón – 2005)
Edizioni Neri Pozza



Avete bisogno di una bella dose di energia e di una sferzata di coraggio tutta al femminile? 
Ecco a voi la fragolosissima recensione della settimana a cura di Strawberry :-)
...che donne!!!!!



In pillole:  
Nel carcere femminile di Ventas, a Madrid, Hortensia, Elvira, Tomasa, Reme sono costrette a scontare una condanna per le azioni di guerriglia e resistenza al regime di Francisco Franco, insediatosi dopo tre anni di sanguinosa guerra civile. Le loro vite, segnate dal dolore e dal silenzio a cui sono costrette dalla vita in prigione e dal nuovo regime, s’intrecceranno inesorabilmente le une alle altre e diverranno testimonianza del coraggio e della dignità umana e femminile di uno dei periodi più oscuri della storia contemporanea spagnola.

Temi: il libro narra una storia di dolore e sofferenza, ma anche d’amore e di speranza. L’universo femminile è descritto dettagliatamente e la tematica del corpo è ben evidenziata in ognuna delle storie di queste donne, che vivono sulla loro pelle la repressione franchista. Non manca la prospettiva storica, analizzata e rappresentata in maniera attenta e verosimile.




Leggilo se: 
·         Se pensi che la Storia possa sempre insegnarci qualcosa
·         Se ti piacciono le storie al femminile e le tematiche di genere
·         Se stai cercando una lettura che ti emozioni ma che, allo stesso tempo, ti impegni intellettualmente

Non leggerlo se:
·         Sei in un periodo di svago
·         Non ami le ambientazioni storiche

Veniamo a noi: 

Una degli elementi chiave del romanzo di Dulce Chacón è sicuramente la scelta di mettere al centro della narrazione la donna. L’universo di Le ragazze di Ventas è, senza dubbio, un universo femminile. Non che manchino i personaggi maschili né che i loro ruoli nell’intreccio sono irrilevanti. Tuttavia l’autrice sceglie di porre questi uomini al margine. Così, mentre gli uomini si rinchiudono nella loro paura e nei loro rimorsi o si danno alla macchia per non farsi catturare dagli uomini della Falange, le donne restano ad affrontare la realtà e quel silenzio a cui sono condannate, che ben presto però si trasforma nella loro arma per continuare a resistere, a sperare, a vivere.
Credo che questo sia, forse, l’aspetto che più le rende vicine al lettore o, per meglio dire, alla lettrice. Sono tante le storie di donne condannate al silenzio per più di un motivo e che lottano per avere voce. E sono tante, anche, le donne che, senza dichiarazioni urlate, senza esclamazioni pubbliche, ma in maniera discreta, silenziosa, compiono azioni importanti, atti coraggiosi o semplicemente affrontano una quotidianità che potrebbe avere dello straordinario ma che esse vivono come normalità. Di esempi ce ne sarebbero tanti e mi viene in mente quello di Rossella Urru, una ragazza straordinaria che nessuno di noi conosceva ma che nel suo piccolo, senza sbandierare alcunché, si impegnava a rendere questo mondo migliore. Il suo rapimento, giustamente riecheggiato su ogni mezzo di comunicazione, ce l’ha fatta conoscere e spero tanto che Rossella possa presto tornare a quella sua quotidianità silenziosa che le permetteva di inseguire i suoi sogni.

La Frase che mi piace:

“Forse il tempo si misura in parole. Nelle parole che si dicono. E in quelle mai pronunciate.”



lunedì 11 giugno 2012

SE FACEBOOK TI FA VENIRE IL VOMITO…


Se facebook ti fa venire il vomito…


Ho controllato, è dal settembre 2007 che sono su facebook, quasi 5 anni.
Devo dire che l’ho sempre amato, l’ho sempre trovato un’invenzione pazzesca, ho sempre letto gli stati d’animo di amici e conoscenti con piacere e condiviso i miei con altrettanto entusiasmo.
Ho postato foto, ho postato frasi celebri, ho postato momenti di tristezza e momenti di allegria.
Facebook c’era al mio matrimonio, facebook c’era quando ho cambiato lavoro, facebook c’era persino quando è nata mia figlia!
Una grossa fetta della mia vita degli ultimi miei quasi 5 anni si può tranquillamente trovare e riscostruire sul social network di zuckenberg...




Poi su facebook ho ritrovato amici e conoscenti che avevo perso per strada, che magari non avevo voglia di vedere tutte le sere come gli amici più cari ma di scambiarci due parole ogni tanto perchè no.
E poi su facebook scopri che certe persone quando scrivono sono proprio simpatiche e ho rivalutato tanta gente in questo modo.
E ultimo, ma non per importanza, su facebook le notizie girano alla velocità della luce, e allora l’ho sempre trovato utile per aumentare la conoscenza e la coscienza sociale, perchè così se c’è il parmigiano caduto da comprare o l’indirizzo utile da far sapere velocemente o la petizione da firmare, in un giorno solo si possono fare miracoli, grazie alla viralizzazione tipica di questo social network.

E, devo anche aggiungere che su facebook, oltre ad aver curato per un po’ di tempo una pagina-fan aziendale, ho pure aperto una pagina di supporto al mio blog per condividere consigli su libri ed eventi letterari.

Quale migliore strumento potevo trovare per “condividere” appunto la mia passione?? Nessuno meglio di questo!

Detto tutto ciò, messe per iscritto tutte queste sacrosante verità, io ho un problema.


E’ qualche settimana ormai che facebook mi fa venire il vomito.
Nooo, non è una cosa ideologica o dalle origini profonde, non ha a che fare con una scelta culturale o vattelapesca, no no no.
E’ solo una cosa fisica, puramente fisica.
Sì, lo giuro, non so spiegarlo meglio di così ma non appena mi sforzo di aprire la pagina web...bleah...il conato è già in agguato.

Attenzione! Questo non è uno scherzo!
Sto dicendo tutta la verità nient’altro che la verità, sperando di trovare qualche anima pia che ha già sperimentato tutto ciò e che può dirmi come guarire.

Sì, perchè io voglio guarire, voglio vedere ancora cosa fanno i miei amici durante il giorno, e cosa pensano e che belle foto mettono ma in questo momento non riesco proprio (o riesco per pochissimo tempo e poi mi devo fare una limonata o prendere il gaviscon...).
E poi devo controllare e alimentare e far vivere la mia amata pagina dedicata ai libri, sono una persona responsabile io.


Cosa può essere? Overdose da facebook? E se esiste, perchè proprio ora? E quanto può durare?
Devo chiamare il dottore, lo psicologo o un esorcista?

Spero tanto che qualcuno possa darmi una mano e dirmi che guarire si può.


Grazie in anticipo
Sempre vostra

EA

mercoledì 6 giugno 2012

MARTA CHE ASPETTA L’ALBA | MASSIMO POLIDORO | PIEMME


             MARTA CHE ASPETTA L’ALBA
            (MASSIMO POLIDORO – 2011)
          PIEMME

Ho esitato prima di decidermi a comprare questo libro … un libro sulla malattia mentale, sulla sofferenza, su un tema ancora oggi tanto delicato … ma poi ho preso il coraggio a quattro mani e, alla fine, sono felice di averlo fatto. Se non abbiamo il coraggio di aprire una finestra su mondi lontani dal nostro, ma spesso più vicini di quel che crediamo, rimarremo sempre al buio!

In pillole:  
Questa è la storia di una donna, Mariuccia, che si ritrova sola e con una figlia (e, nell’Italia degli anni ’60, non era proprio cosa facile ….) e decide di fare domanda come infermiera all’ospedale psichiatrico di Trieste.
Mariuccia però non è un’infermiera, fa la magliaia ed è una madre che ha bisogno di mantenere se stessa e la propria bambina … ma soprattutto è una donna coraggiosa, alla quale il nuovo lavoro apre la porta su un mondo molto diverso da ciò che immaginava. Nell’ospedale psichiatrico i “matti” non sono persone, sono “esseri” senza diritti, da gestire in modo che rechino meno disturbo possibile.
Il lavoro degli infermieri è quindi mosto simile a quello dei secondini in un carcere e i “matti” subiscono ogni genere di trattamento inumano, (camere di isolamento al buio totale, elettroshock, camicie di forza) senza che nessuno mai osi dire alcunché. La stessa Mariuccia, pur vedendo questa orrenda realtà parallela e ponendosi da subito delle domande sul perché degli esseri umani debbano subire tanto orrore, non osa dire nulla per timore della terribile caposala, la signora Pasin, dalla quale dipendono tutte le decisioni, sia sulla vita dei pazienti che su quella delle infermiere. Basta una parola di troppo per perdere il lavoro, e Mariuccia non può permetterselo!
Si adatta a quella quotidianità assurda e obbedisce agli ordini, proibendosi anche solo di pensare che i “matti” sono persone con una storia, una vita, un’anima. Ma la storia di Mariuccia si intreccia con quella di un’altra donna, una “matta” che, al suo ingresso nell’ospedale psichiatrico era solo una ragazzina. Si chiama Marta ed è stata ricoverata dopo aver dato in escandescenze a seguito di una sbronza. Marta ha perso il padre e la madre in un incidente ed il cognato, dopo aver plagiato la sorella, l’ha fatta internare sostenendo che lo shock per la perdita dei genitori l’ha fatta impazzire e che è un pericolo per sé e per gli altri. La verità è un’altra, il cognato di Marta vuole per sé l’azienda del suocero e la presenza della ragazza, ribelle e non disposta a farsi plagiare come la sorella, è un problema. Ma Marta è una “matta”, non ha diritti, nessuno l’ascolta e scivola sempre più nel baratro dell’orrore.
La vita di Mariuccia cambia con l’arrivo di un medico giovane e coraggioso, Franco Basaglia, che inizia a denunciare con forza i trattamenti a cui sono sottoposti i pazienti psichiatrici e si impegna in prima persona per ottenere per loro un nuovo mondo, un mondo in cui possano essere ascoltati e curati. Un mondo in cui, se possibile, possano essere reinseriti. Mariuccia crede in Basaglia e trova in sé la forza di seguirlo e di diventare una donna migliore, coraggiosa e indipendente. Per lei arriva finalmente una nuova alba. E lo stesso vale per tanti pazienti dell’ospedale, che iniziano finalmente ad essere “uomini e donne”, non solo “matti”. Purtroppo, però, per alcuni, l’alba è arrivata troppo tardi. E per Marta?
Temi: il libro affronta un tema veramente difficile: la malattia mentale, le sue conseguenze devastanti per il malato e anche per chi gli sta accanto. L’autore racconta della lotta di un uomo che ha davvero cambiato il mondo della psichiatria ed il modo di concepire la malattia e di vedere il malato. Si parla quindi di malattia e rispetto del malato, parla di umanità e disumanità degli operatori sanitari. Ma anche della condizione femminile alla fine degli anni ’60 e delle lotte delle donne per ritagliarsi la propria indipendenza ed il diritto di scegliere. Attraverso le storie (tragiche ma anche di speranza) di Marta e Mariuccia il lettore è portato a riflettere su questi temi.
Il libro parla del lavoro coraggioso di Basaglia e di come un uomo di grande competenza e di profonda umanità, abbia saputo lottare per cambiare le cose. Parla quindi di coraggio e di dedizione. Quello che, però (e purtroppo) non viene affrontato è l’altro lato della medaglia, vale a dire il rapporto tra i malati ed i familiari che devono prendersi cura di loro. Molti dei matti di Basaglia sono riusciti a reinserirsi. Ma come si affrontano i problemi di quelli che non ce la fanno? Chi aiuta coloro che se ne devono occupare? Su questi aspetti, al termine della lettura, conviene forse riflettere.


cit. Basaglia

Leggilo se:
  • Non hai paura di una lettura impegnativa e “forte”.
  • Pensi che conoscere le cose orribili che l’uomo ha saputo fare in passato è il miglior modo per far sì che non si ripetano in futuro.
  • Pensi che, in fondo, da vicino nessuno è “normale”.

Non leggerlo se:
  • hai paura di commuoverti.
  • Vuoi sempre il lieto fine.

Veniamo a noi: come ci poniamo davanti alle disabilità (di qualunque tipo, fisiche e mentali)? Siamo davvero così aperti a ciò che è diverso da noi? O abbiamo paura? E questa paura è davvero così ingiustificata? I manicomi in Italia non esistono più e questo significa che storie come quella di Marta, grazie a Dio, non potranno più ripetersi. Ma la chiusura dei manicomi non ha portato con sé la creazione di una rete di strutture e supporti per la gestione dei malati. Tutto grava sulle famiglie e le cronache sono piene di episodi drammatici scaturiti proprio dall’abbandono di coloro che hanno la disgrazia di un figlio, un fratello, un genitore che soffre di disturbi mentali. Se era ingiusto e incivile trattare i “matti” come animali, è giusto e degno di un paese civile abbandonare a se stessi le famiglie che sono colpiti dalla disgrazia della malattia mentale?

La Frase che mi piace: “E, come quel giorno, ogni mattina Marta si fa trovare sempre sotto il portico, che piova o ci sia il sole. Lei è sempre là, che aspetta l’alba e l’arrivo della sua amica Mariuccia”.


Recensito da ET